martedì 1 settembre 2009

idee...Democratiche


Lo staff GiovaniDemocraticiaorncardarelli,completamente contrario alla politica dei tagli attuata dalla Regione Campania,suggerisce al nuovo Direttore Generale di adottare misure diverse da quelle decise nell'ultima delibera aziendale.
Crediamo infatti che un Azienda di rilievo Nazionale non possa subire una politica di "accorpamento", in tema di chiusura reparti,ma bensì una politica di arricchimento rispetto a tutti quegli ospedali della Campania che e soprattutto nei periodi estivi si arrogano il diritto di chiudere "per ferie"!!!!!!
Il Cardarelli caro direttore necessita di cambiamenti ma in positivo,un esempio... tagliare la spesa farmacologica che risulta addirittura,quadruplicata con l'avvento della soresa, e come si evince dalla relazione di una stimatissima dirigente della nostra farmacia...e poi ancora una centralizzazione degli appalti aziendali, un recupero del personale...imboscato che percepisce soldi per tutto quanto non fà!!!
Questo Ospedale ha bisogno di crescere di potenziarsi,acquistando nuovi macchinari,per essere sempre più competitivo;contenere la fuga dei tanti nostri bravi medici/chirurghi che fuggono altrove, dei nostri infermieri che come sempre sono tra i migliori,incentivare il personale e soprattutto creare un ospedale MERITOCRATICO!!!
Un Azienda di rilievo Nazionale che nelle ore notturne non usufrusce da anni di un pronto soccorso otorino ed oculistico?ci vediamo costretti di notte e comunque dopo le ore venti di inviare i pazienti presso altre strutture sanitarie e questo non lo riteniamo giusto e per l'utenza che sceglie noi per curarsi e per l'Azienda e soprattutto per il nostro lavoro!!!!!!
Siamo pronti a confrontarci per suggerire nuove idee e per far si che questo ospedale ritorni ai suoi "antichi splendori"!!!!
Ma non è chiudendo che salveremo o meglio risaneremo il buco famoso che ormai e divenuto varagine!
Il Cardarelli merita e merita di più!...e non è dal cardarelli che dovranno uscire fuori soldi risparmiati per risanare.

domenica 30 agosto 2009

GiovaniDemocratici


Giustizia in Italia...optional per qualcuno...

GiovaniDemocratici


Nuovo Manager all'Azienda Cardarelli


Nominato l'Avv.Rocco Granata,nuovo manager dell'Azienda Cardarelli che sostituisce dopo dieci anni di gestione, il Dott.Enrico Iovino.

Auguriamo al dott.Granata buon lavoro da parte dello staff giovanidemocraticiaorncardarelli, nella speranza che porti quest'azienda ai vertici degli ospedali della Campania!!!
Con l'augurio e l'appoggio politico da parte di tutto lo staff.

sabato 29 agosto 2009

PILLOLA ABORTIVA GIA' PRONTA AL CARDARELLI

Via libera all'uso della RU486 anche in Campania. Il Cardarelli sarà il primo ospedale a utilizzare la pillola abortiva. Nel reparto di ginecologia se ne discute già da anni, medici e direttore sanitario sono favorevoli, tanto da averne richiesto in passato la sperimentazione. Quindi, ora che l'autorizzazione è arrivata su scala nazionale, nessun ostacolo dovrebbe più rallentare l'avvio di questa tecnica di aborto. «Debbo ritenere che l'uso sarà immediato», dice il direttore sanitario Giuseppe Matarazzo. «Se i colleghi vorranno utilizzare la RU486, potranno farlo senza problemi. Basterà la prescrizione del medico non obiettore per consentirne la somministrazione alle pazienti».Naturalmente, sottolinea il direttore sanitario, «la procedura avverrà sotto la sorveglianza dei medici che valuteranno caso per caso il metodo più indicato per assicurare il servizio di interruzione di gravidanza». Matarazzo glissa le polemiche con la Santa Sede. «Ognuno ha le proprie convinzioni di natura etica e religiosa. Di certo, la RU846 rappresenta una possibilità in più al servizio dei medici, da usare correttamente, mentre la scelta di abortire resta di natura strettamente personale». Insomma, «noi non applicheremo la legge», dice Maratazzo.Una pillola per bloccare gravidanze indesiderate senza ricorrere alla chirurgia: l'ok definitivo all'introduzione della RU486 è arrivato giovedì scorso. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la registrazione della pillola nel prontuario dei farmaci. Non appena la delibera del Consiglio di amministrazione dell'Aifa sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, la RU486 potrà essere somministrata negli ospedali di tutt'Italia.Al Cardarelli, ma anche all'ospedale civile di Caserta e alla Seconda Università di Napoli e all'ospedale La Schiana di Pozzuoli. In queste strutture diversi medici si sono schierati a favore dell'uso della pillola abortiva già dopo l'inizio della prima sperimentazione all'ospedale Sant'Anna di Torino, nel settembre 2005. Il ginecologo Silvio Viale, promotore della sperimentazione in Piemonte, è stato, tra l'altro, due volte in Campania per presentare la sua esperienza. E in Campania sono stati organizzati anche diversi incontri all'assessorato alla Sanità, sollecitati da gruppi di medici e associazioni femminili interessati all'uso della RU486. Ma la sperimentazione non è poi partita. Il motivo? «Da parte nostra - ricorda il primario Fabio Sirimarco, capodipartimento della ginecologia del Cardarelli e segretario nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia - c'è sempre stata massima disponibilità a introdurre la RU486, se non lo abbiamo fatto è perché non abbiamo ricevuto le necessarie indicazioni da parte della Regione. A questo punto, però, una circolare da parte dell'assessorato alla Sanità diventa improcrastinabile».Sirimarco chiarisce: «La RU486 non può essere somministrata come la pillola contro il mal di testa: richiede uno specifico protocollo d'intervento, e quindi la riorganizzazione del personale sanitario che sarà chiamato a intervenire, mediante il sistema della reperibilità, per assicurare a qualsiasi ora del giorno e della notte l'assistenza necessaria alle pazienti. Sarebbe opportuno, dunque, che la Regione prevedesse anche un sostegno ai costi di gestione del servizio, oltre che una sorta di linee guida».
Meno male che Silvio c'è. Canta l'ENI a squarciagola.

Questo post avrebbe potuto chiamarsi anche "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", ma in quel caso sarebbe stato complicato capire chi si accompagna a chi, o meglio chi fra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi è lo zoppo che induce l'altro a zoppicare. Certo il leader libico salito al potere con un colpo di stato il primo settembre di quarant'anni fa ne ha combinate di ogni, dall’oppressione di libertà di pensiero, opinione, fede, parola, e associazione degli individui, al sostegno a terroristi di mezzo mondo. Ma anche il nostro Premier Silvio Berlusconi si difende benino, dato che al fondo della sua fortuna ci sono evasione fiscale e falso in bilancio, corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni, manipolazione a danno di azionisti e delle leggi che regolano il mercato in Italia e in Europa. Insomma una bella coppia di fatto, un'amicizia di vecchia data dopotutto, dato che affonda le sue radici ai tempi del mitico Bettino, mentore politico di Re Silvio. Come dimenticare la soffiata di Craxi che nel 1986 salvò da morte certa Gheddafi per via dei bombardamenti decisi in gran segreto da Reagan? Un’amicizia che si è consolidata giusto un anno fa, quando in occasione della sua visita italiana, Gheddafi si portò a casa scuse e indennizzo dallo Stato italiano per il periodo coloniale. Ma quello che forse non tutti sanno, è che a guadagnarci in termini strettamente economici, a monetizzare questo evento, non sono stati né lo Stato italiano, né quello libico. Almeno non come ci si può aspettare quando si sente parlare di 5 miliardi di dollari. Stando a quando riportato nel quaderno Limes curato da Claudia Gazzini, esperta di medioriente e corrispondente per Reuters e Associated Press, l’unico ad averci realmente guadagnato in mezzo a tutta questa tragicomica diplomazia (con tanto di laurea honoris causa ai limiti della buffonata) è l’ENI. Difatti i famigerati 5 miliardi di dollari (250 milioni l’anno per 20 anni), verranno finanziati esclusivamente con i profitti che saranno realizzati in Libia dall’ENI, in cambio dell’assicurazione del mantenimento della c.d. “posizione protetta”, status che prevede tutta una serie di privilegi e di prelazioni, blindati fino al 2047. Inoltre questi soldi, secondo il vecchio schema detto tied aids (aiuti condizionati) ora proibito in mezzo mondo, finanzierà opere che saranno realizzate esclusivamente da aziende italiane. Dunque ricapitolando: aiuti dall’Italia alla Libia finanziati con parte dei profitti realizzati in Libia da un’azienda italiana, e utilizzati da aziende italiane. Un meccanismo perverso insomma, utile all’ENI e alle mega aziende di infrastrutture italiane in odor di mafia e di connivenza con l’attuale classe dirigente di maggioranza (si pensi alla Impregilo o alla Rocksoil di Lunardi tanto per fare i due esempi più vistosi). E utile al lustro in patria del Colonnello, che ha venduto questo mero accordo economico commerciale come “risarcimento”, mentre né di risarcimento né di indennizzo si parla mai nel documento ufficiale. Tutti contenti insomma, tranne il popolo italiano che non ci guadagna il resto di nulla (né ci perde, in effetti, almeno non in termini economici – persino le frecce tricolori se le dovrà pagare Gheddafi), e la comunità internazionale sempre più imbarazzata dal comportamento di un Capo di Governo del G8 che per fini commerciali passa come un trattore sopra tutto e tutti: diritti umani, diplomazia, rispetto per le vittime di Lockerbie. Morale della favola, ci troviamo davanti all’ennesima prova che oramai l’agenda politica italiana è totalmente scritta in funzione degli interessi dei grandi gruppi di potere economici, e non certo in prospettiva di sviluppo di una Nazione ma in termini di profitto di alcune Imprese. Tant’è vero che l’ENI ricompensa questo mal celato aiuto di Stato con la chiusura delle attività produttive in Sardegna


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