sabato 29 agosto 2009

PILLOLA ABORTIVA GIA' PRONTA AL CARDARELLI

Via libera all'uso della RU486 anche in Campania. Il Cardarelli sarà il primo ospedale a utilizzare la pillola abortiva. Nel reparto di ginecologia se ne discute già da anni, medici e direttore sanitario sono favorevoli, tanto da averne richiesto in passato la sperimentazione. Quindi, ora che l'autorizzazione è arrivata su scala nazionale, nessun ostacolo dovrebbe più rallentare l'avvio di questa tecnica di aborto. «Debbo ritenere che l'uso sarà immediato», dice il direttore sanitario Giuseppe Matarazzo. «Se i colleghi vorranno utilizzare la RU486, potranno farlo senza problemi. Basterà la prescrizione del medico non obiettore per consentirne la somministrazione alle pazienti».Naturalmente, sottolinea il direttore sanitario, «la procedura avverrà sotto la sorveglianza dei medici che valuteranno caso per caso il metodo più indicato per assicurare il servizio di interruzione di gravidanza». Matarazzo glissa le polemiche con la Santa Sede. «Ognuno ha le proprie convinzioni di natura etica e religiosa. Di certo, la RU846 rappresenta una possibilità in più al servizio dei medici, da usare correttamente, mentre la scelta di abortire resta di natura strettamente personale». Insomma, «noi non applicheremo la legge», dice Maratazzo.Una pillola per bloccare gravidanze indesiderate senza ricorrere alla chirurgia: l'ok definitivo all'introduzione della RU486 è arrivato giovedì scorso. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la registrazione della pillola nel prontuario dei farmaci. Non appena la delibera del Consiglio di amministrazione dell'Aifa sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, la RU486 potrà essere somministrata negli ospedali di tutt'Italia.Al Cardarelli, ma anche all'ospedale civile di Caserta e alla Seconda Università di Napoli e all'ospedale La Schiana di Pozzuoli. In queste strutture diversi medici si sono schierati a favore dell'uso della pillola abortiva già dopo l'inizio della prima sperimentazione all'ospedale Sant'Anna di Torino, nel settembre 2005. Il ginecologo Silvio Viale, promotore della sperimentazione in Piemonte, è stato, tra l'altro, due volte in Campania per presentare la sua esperienza. E in Campania sono stati organizzati anche diversi incontri all'assessorato alla Sanità, sollecitati da gruppi di medici e associazioni femminili interessati all'uso della RU486. Ma la sperimentazione non è poi partita. Il motivo? «Da parte nostra - ricorda il primario Fabio Sirimarco, capodipartimento della ginecologia del Cardarelli e segretario nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia - c'è sempre stata massima disponibilità a introdurre la RU486, se non lo abbiamo fatto è perché non abbiamo ricevuto le necessarie indicazioni da parte della Regione. A questo punto, però, una circolare da parte dell'assessorato alla Sanità diventa improcrastinabile».Sirimarco chiarisce: «La RU486 non può essere somministrata come la pillola contro il mal di testa: richiede uno specifico protocollo d'intervento, e quindi la riorganizzazione del personale sanitario che sarà chiamato a intervenire, mediante il sistema della reperibilità, per assicurare a qualsiasi ora del giorno e della notte l'assistenza necessaria alle pazienti. Sarebbe opportuno, dunque, che la Regione prevedesse anche un sostegno ai costi di gestione del servizio, oltre che una sorta di linee guida».

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